La cooperativa sociale Il Calderone, nasce nel 1978, in continuità con un'esperienza di lavoro politico-culturale di base, consolidata sul territorio e che aveva già prodotto, tra le altre, le seguenti iniziative:
 

Centro culturale giovanile di Traiano;

Attività di sostegno scolastico per minori a rischio e in collegamento con i primi corsi 150 ore per gli studenti lavoratori;

Canzoniere di Traiano;

Collettivo teatrale di Soccavo, in collegamento con il progetto 'la comune', promosso da Dario Fo e Franca Rame.

 

La scelta di formare una cooperativa, più che da motivazioni economiche o per una trasformazione della tipologia di attività, nasce dalla necessità di dar maggior ordine e strutturazione alle iniziative già in corso, insieme alla consapevolezza che la forma cooperativa potesse offrire più ampie possibilità di determinare sbocchi occupazionali (ma anche tale sensazione rimane più basata su un livello empirico che non come frutto di un ragionamento/confronto approfondito fra i promotori della cooperativa stessa).

AI momento della costituzione la cooperativa è composta da 12 soci che nella loro totalità sono studenti o giovani in attesa di prestare servizio militare. Ma, al di là della compagine sociale il Calderone può contare sul supporto di un ampio gruppo di sostegno 'militante' esterno, ma coinvolto nella programmazione e gestione delle iniziative (la stessa coop. continua ad avere, in particolare in alcune attività, più l'atteggiamento di un collettivo politico e/o di un'associazione di volontariato che non quello, normalmente più riscontrabile e conforme, ad un'impresa, se pur con forti finalità sociali).

La decisione di formare una cooperativa si accompagna ad una forte attività sia per reperire le risorse necessarie a dar vita all'impresa', sia per reperire i locali e le strutture adatte per realizzare le iniziative inerenti l'oggetto sociale. In tal senso:
 

i soci si impegnano in attività lavorative di vario genere che permettono, in un periodo medio breve, di risparmiare circa tre milioni di lire;

viene lanciata una campagna di sottoscrizione e di raccolta fondi attraverso iniziative culturali che ottiene un notevole successo con la raccolta di circa 10 milioni;

la cooperativa lancia un appello pubblico, che viene firmato da centinaia di soggetti, individuali e collettivi, rivolto alla società 'Risanamento' per il rispetto da parte della stessa di una convenzione con l'ente pubblico e lo IACP, che obbligava la stessa, in cambio di alcune agevolazioni nell'acquisto di terreni edificabili, a realizzare o sostenere attività e spazi di pubblica utilità, a carattere sociale, culturale e ricreativo. Appello che produce la disponibilità della cooperativa di locali di proprietà della soc. Risanamento, con un prezzo di fitto decisamente basso, di poco superiore alle 200.000 L/mese (locali che ancora oggi ospitano parte delle attività della cooperativa: ristorazione, circolo culturale, spazio musicale e teatrale. 

Prima di passare ad altre considerazioni, vale la pena di sottolineare come l'esperienza del Calderone nasce e si sviluppa in un contesto socio-politico di estrema difficoltà e complessità (anni di piombo, forte frammentazione e conflittualità a sinistra, tendenze all'uso libero delle sostanze stupefacenti, ecc.) che, nello stesso periodo, determinava il fallimento e la scomparsa di altre iniziative similari.

In qualche modo si può affermare che il 'gruppo promotore del Calderone', pur se con alcuni conflitti e abbandoni, si modifica, si sviluppa e cresce riuscendo ad equilibrare le difficoltà derivanti dalle trasformazioni sociali e della città, con azioni di governo delle stesse, grazie all'impegno collettivo dei soci, e alla loro capacità di leggere e confrontarsi con quelle dinamiche socio-relazionali che comportavano rapidi e profondi cambiamenti nei comportamenti e nei consumi giovanili e che, più in generale, coinvolgevano l'intero contesto locale.

In altre parole, si può affermare che i soci, e l'area di sostegno esterno, crescono insieme attraverso un processo graduale di maturazione collettiva, determinato dal forte radicamento territoriale della cooperativa e delle sue iniziative.

Per i primi anni, le attività del Calderone si reggono, in larga parte, sul lavoro volontario dei soci e dei sostenitori, in quanto, o non producono nessun reddito, o non riescono a produrre entrate sufficienti a garantire una forma continuativa e adeguata di retribuzione. I primi finanziamenti, a seguito di presentazione di progetti, iniziano ad arrivare intorno al 1982, attraverso contributi comunali a supporto di iniziative a carattere culturale.

 

Se è vero che i primi 'stipendi veri' iniziano ad esserci intorno al 1986/87, e altrettanto vero che già prima qualcuno viveva delle attività promosse dalla cooperativa, anche se si trattava di ragazzi giovani che in qualche modo 'potevano permettersi di vivere con pochi soldi' e che trovavano il principale senso del proprio impegno, più sul ritorno personale, in termini di gratificazione e crescita, che non su quello a carattere economico.

Dal momento della costituzione ad oggi, pur con modifiche e nuovi ingressi, si è registrato un limitato turn-over dei soci. Diverso, invece, l'andamento del rapporto e del coinvolgimento dell'area esterna di sostegno.

In questo senso, si può affermare che più andava aumentando la trasformazione della cooperativa da 'luogo di militanza' a 'luogo di lavoro”, più diminuiva l'area esterna di collaborazione volontaria. E' evidente, infatti, come sia diverso il rapporto o il livello di impegno che può essere dato o richiesto a una persona che si pensa come parte integrante, in termini di prospettiva di vita e di lavoro, di un'esperienza, e un'altra, che, pur condividendone le finalità, è comunque impegnata in altri percorsi quotidiani e di lavoro.

Anche il passaggio da soggetto impegnato solo nel campo culturale ad ente attivo anche nel settore dei servizi sociali e alla persona, in particolare nel campo delle tossicodipendenze, nasce proprio da quel forte legame con il territorio e con le sue dinamiche sociali, di cui si parlava prima. Infatti, il Calderone si avvicina alla tematica della dipendenza da sostanze perché i suoi soci riescono a percepire con puntualità la comparsa e il consolidarsi del problema. Si accorgono, cioè, dell'aumento di giovani, anche all'interno dei collaboratori stretti della cooperativa, che iniziano a vivere il problema della dipendenza, a partire dall'uso sproporzionato, soprattutto in termini di tempo di vita e di finalità nella costruzione di relazione, di sostanze leggere e di alcol, fino ad arrivare, in un secondo momento, all'eroina.

 

Nell'86 la cooperativa promuove una ricerca sui 'consumi e le tendenze giovanili', ed è in quell'occasione che il Calderone entra in contatto con quegli operatori pubblici che, con lo strutturarsi del confronto e della collaborazione, saranno attori fondamentali nella realizzazione del 'progetto Aleph' (vedi scheda sulle attività)

Proprio l'attivazione del suddetto progetto (1988) determina una profonda discussione tra i soci, perché tale attività, da alcuni, viene vista sia come decentramento/dispersione delle risorse umane che come eccessiva articolazione delle attività, rispetto a quelle che avevano determinato la nascita della cooperativa. Infatti, con il coinvolgimento nel settore della prevenzione e recupero delle tossicodipendenze, vengono spostate significative risorse, umane e strutturali, che prima erano utilizzate per la realizzazione delle iniziative nel campo del tempo libero, della cultura, della proposta ricreativa e aggregativa rivolta all'universo giovanile.

Anche se, nel contempo, occorre dire che il ruolo degli operatori del Calderone nel progetto Aleph, almeno in fase iniziale, era proprio quello di portare, all'interno dell'intervento socio-sanitario e terapeutico/riabilitativo, competenze altre, finalizzate alla socializzazione, alla creazione di spazi ricreativi e laboratoriali, quale completamento e supporto ai percorsi di uscita dalla dipendenza.

Proprio questo interagire tra soggetti, storie e competenze diverse rappresentava e rappresenta ancora, la vera forza e innovatività dell'intervento. Specie se si considera che il progetto Aleph, nasce in un momento in cui l'approccio del servizio pubblico al tema della tossicodipendenza era a carattere esclusivamente sanitario e di sostituzione terapeutica della sostanza. Nessuno parlava di prevenzione, di 'peso del sociale', di disagio giovanile. E,invece, con l'esperienza Aleph, il pubblico viene in contatto e cogestisce il servizio con operatori non 'specialistici' ma esperti sulle tematiche, le abitudini, i gusti e i consumi giovanili.

Con il passare del tempo, il lavoro comune produce una sorta di 'contagio' positivo tra gli operatori coinvolti (Asl, Comune di Napoli, Pioppo, Calderone) che, da un Iato, determina, pur nel mantenimento dei diversi ruoli e ambito professionale, una gestione più orizzontale delle attività, dall'altro un bisogno formativo specifico.

Per questo il Calderone, nel 1989, grazie ad un finanziamento FSE, organizza per i propri aderenti un corso di aggiornamento per 'Operatori di comunità per tossicodipendenti', coinvolgendo, prevalentemente, come docenti i coordinatori e gli operatori pubblici che già partecipavano al progetto Aleph. Ma, con l'aumentare delle competenze e del coinvolgimento dei soci Calderone nell'intervento sociale, ha luogo un processo di separazione sempre più netta all'interno della cooperativa, fra la componente impegnata nel settore della proposta culturale e del tempo libero, e quella coinvolta nelle attività di prevenzione e recupero delle situazioni di dipendenza da sostanze.

 

Tale separazione, non solo indebolisce le attività storiche del Calderone, ma allo stesso tempo, paradossalmente, anche quelle del progetto Aleph, in quanto gli operatori della cooperativa perdono parte della loro capacità di comunicare/leggere il territorio, determinava dal forte impegno e iniziativa rivolta ai giovani, e che rappresentava la vera ricchezza, relativamente al loro coinvolgimento nel progetto Aleph. Per cercare di rispondere a tale difficoltà, il Calderone da vita ad un percorso che produce la nascita di una nuova cooperativa, strettamente collegata al progetto complessivo, alla quale viene affidata la promozione e la gestione delle attività inerenti il tempo libero, la ristorazione, la proposta culturale e aggregativa. Così, nel 1990 nasce la cooperativa 'ARTEMISIA '. Il Calderone, invece, mantiene a se tutte le attività sociali e nel 1991, pochi mesi dopo la Legge sull'imprenditoria sociale, si trasforma, in modo ovvio e naturale, in cooperativa sociale di tipo 'A ',

Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi interni, all'inizio si ha una strutturazione abbastanza tipica delle piccole strutture, dove, in qualche modo, si è costretti ad essere trasversali. In altre parole, alla rigida organizzazione prevista dagli organismi statutari, si preferiva, nell'individuazione delle responsabilità e delle scelte, far prevalere il 'sentire comune' dei soci. Tale atteggiamento non ha comunque impedito che, in corso d'opera, emergessero competenze singole più specifiche e definite, anche sulla base delle attitudini personali dei diversi componenti la cooperativa.

Così come, graduale e parallelo alle attività, vi è stato un processo di approfondimento e reale comprensione dello strumento cooperativo, che oggi consente una maggiore razionalità nel determinare gli assetti organizzativi interni, sia per quanto concerne gli organigrammi che le funzioni di coordinamento e monitoraggio delle diverse attività.

Oggi i soci della cooperativa sono 20 e un centinaio sono le collaborazioni lavorative, regolate da diverse tipologie contrattuali..I momenti di discussione plenaria avvengono una o due volte l'anno, mentre molto più frequenti sono gli incontri, di analisi e approfondimento, sui diversi servizi prestati. Per quanto concerne la circolazione dell'informazione tra i soci, si può affermare che essa ha raggiunto buoni livelli, anche se vi sono ancora dei limiti. Limiti che però, almeno in parte, sono dovuti ad una mentalità che porta alcuni aderenti alla cooperativa a pensarsi come 'trasversali' all'insieme delle attività: se tale atteggiamento è realizzabile in un piccolo organismo, appare non più adeguato e compatibile per una struttura che ha raggiunto le dimensioni e la diversificazione di intervento sociale che caratterizza, a tutt'oggi, il Calderone.

Vi è poi un altro problema: molte delle esperienze del Calderone nascono più dalla pratica sociale, dal 'saper fare' che non dal 'saper raccontare', e questo comporta una scarsa abitudine a mantenere una memoria storica delle iniziative che certo non aiuta il passaggio dell'informazione.

 

L'esperienza del Calderone, da un Iato per la sua anzianità, dall'altro per la maturazione e la capacità di intuizione dei suoi soci, è quella che produce la maggiore 'spinta', la più forte promozione per la costituzione del consorzio 'GESCO Campania'

GESCO nasce nel 1991, e fino al 1994 svolge un esclusivo ruolo di centrale sindacale e di supporto alle cooperative aderenti: informazioni, orientamento, promozione, facilitazioni rispetto all'accesso a circuiti più ampi e articolati. Nel 1995, con le Leggi 502 e 517, che determinano la nascita delle Aziende Sanitarie Locali, il consorzio inizia ad assumere una maggiore importanza, in quanto l'interlocutore pubblico ha la necessità di rapportarsi non più con le singole cooperative ma con enti di rappresentanza delle stesse.

Questo comporta una sua trasformazione in strumento di marketing, di rappresentanza e di interlocuzione politica amministrativa, ed insieme esso inizia ad occuparsi di altri settori inerenti le politiche sociali.

La Legge Finanziaria del 1996 impone alle Asl, pena il farsi carico di oneri aggiuntivi, la definitiva chiusura delle strutture manicomiali. Questo determina una domanda di intervento e servizi alla quale neanche le cooperative storiche, attive nel campo del disagio mentale, da sole possono far fronte. Così si apre un nuovo 'mercato sociale' anche per il Calderone, che, nel 1996, viene coinvolto nel progetto 'Ulisse', finalizzato alla realizzazione di iniziative a supporto dei percorsi di dismissione dei pazienti del “Leonardo Bianchi' e all'apertura/gestione di strutture residenziali protette per gli stessi, quali ad esempio le case famiglia.

In questo senso, e più in generale, si può dire che GESCO offre maggiori possibilità e strumenti alle cooperative aderenti di rinegoziare il proprio rapporto con le Asl e le altre strutture pubbliche, anche in termini di ingresso in nuovi settori di intervento.

Infine, prima di passare alla parte descrittiva, va detto che il Calderone, fin dai suoi primi approcci con le tematiche sociali, ha posto particolare attenzione alle azioni finalizzate al reinserimento lavorativo dei soggetti in condizione di svantaggio sociale. Attenzione che ha prodotto la nascita di due cooperative sociali di tipo B quali “Aleph Service” (tossicodipendenze) e 'Le Pleiadi' (disagio mentale).